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In realtà, non è nato tutto il 3 gennaio, ma 15 giorni prima. Quando devi aprire un'attività, devi capire cosa ti occorre e redigere il cosiddetto business plan. In parole meno eleganti, devi fare i conti. Cosa ti serve per lavorare? Quanto costa? Quanto tempo ti puoi permettere di non incassare prima di dover tornare strisciando da qualche altra parte? Ecco, questo. Per chi, come noi, opera per il 90% in digitale, le spese fortunatamente non sono molte. Un computer a testa per organizzare il lavoro, un telefono con cui fare le chiamate (e si spera riceverne anche), un paio di scrivanie, un archivio, una stampante che non si inceppi o ti macchi l'abito spruzzando inchiostro prima di una valutazione importante, cancelleria e vari software per ottimizzare il servizio offerto ai clienti. Quest'ultima voce è quella che pesa di più nel bilancio: abbiamo deciso di affidarci ai migliori, spendendo il massimo per dare il massimo a chi deciderà di lavorare con noi. Volevamo inoltre presentarci in modo professionale. Per questo abbiamo creato un sito con un dominio personalizzato e un indirizzo email che non finisse con Gmail.com, ma qualcosa, come dire, fatto bene. Tramite un grafico abbiamo scelto il logo, creato il sito, selezionato i colori e... SBAM. Pronti! Ci serviva un ufficio. Per questo abbiamo avviato subito delle collaborazioni con studi professionali, che continuano ancora oggi, e, per abbattere il rischio d'impresa, ci siamo affidati a Replat, una piattaforma di condivisione immobiliare tra professionisti del settore. Magari ne parlerò meglio alla fine dell'anno, scrivendo una recensione. Abbiamo sottoscritto abbonamenti a tutti i portali immobiliari con il massimo degli annunci possibile, ottenuto qualche incarico firmato da clienti super affezionati per partire al meglio, e via. Partiti. Quando abbiamo cominciato, le nostre paure iniziali erano due: 1) Come reagirà il cliente quando mi presenterò in casa sua senza un grosso franchising alle spalle? 2) Come reagirà il cliente quando gli dirò che operiamo per il 90% online e ci appoggiamo a un ufficio in affitto quando necessario? A distanza di 10 mesi posso rispondere a queste domande così: "Non gliene frega un c***o a nessuno." Abbiamo ritirato offerte di 450.000 euro in un ufficio in affitto a ore, ho preso un incarico di vendita sul cofano della mia macchina, e un'altra offerta d'acquisto in un panificio con 40 gradi, dove il cliente stava lavorando. A nessuno fregava niente. Se ti presenti per quello che sei veramente, esponi i tuoi servizi, fai capire al cliente che non sei lì per fotterlo ma per lavorare, e che tua mamma ha cresciuto un ragazzo educato, i clienti capiscono di potersi fidare e firmano. Se ne infischiano di dove hai l'ufficio o cosa c'è scritto sull'insegna, vogliono te e basta. Se poi tutto questo è controbilanciato da un servizio di altissimo livello, fatto di disponibilità, opportunità e offerte che altri concorrenti non possono dare, allora fallire non sarà un'opzione. Vuoi vendere casa a Roma? o vuoi semplicemente scrivermi un messaggio?
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Luglio 2025
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Michele NegroRoma
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